Giovanna Marini

Cantate e ballate di tutti i giorni

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La Voce, in tutte le sue sfumature, dalla Cantata al lied, dal raccoglimento di piccoli organici alla forza dirompente del grandi cori.Un viaggio musicale che ha per guida un pezzo della storia della musica italiana.

 

La Torre di Babele

Giovanna Marini: voce, chitarra
Patrizia Bovi: voce
Francesca Breschi: voce
Patrizia Nasini: voce 

La Cantata di Giovanna Marini, scritta per le voci di Patrizia Bovi, Francesca Breschi, Patrizia Nasini, e la propria voce, continua a raccontare l’attualità, il quotidiano ma questa volta ricorrendo all’uso delle metafore.
La Torre di Babele è una testimonianza: si canta la paura di un uomo che corre nella sua città per vedere gli altri, la gente comune ed assiste a violenza, aggressioni, fughe, ingiustizie. Decide allora di non ritornare più a casa, di restare in mezzo alla gente per poter osservare e raccontare.
Ecco allora la storia dell’Eroe, il racconto di un uomo che non si riconosce nell’arazzo tessuto proprio su di lui. Ecco al centro dello spettacolo i racconti delle sue gesta e la sua vita piena di avventure, interpretata dalle quattro cantatrici come in una sacra rappresentazione che dà voce e forma a tante storie, tanti canti devozionali in forma madrigalesca, tanti ricordi, tanti racconti che illustrano la vita breve del nostro nuovo secolo, appena cominciato e già pieno di numerose contraddizioni.
Le quattro cantore operano in scena in una forma divenuta oramai rituale, con acrobazie vocali che fanno spettacolo ed il pubblico segue divertito il passaggio continuo di ruoli secondo un’antica consuetudine teatrale-musicale. E’ musica e scena allo stesso tempo, è gara e gioco, affetti e ricordi, è spettacolo.
100 minuti di movimento, ironia e tanta storia

La Cantata di Ogni Giorno


Giovanna Marini: voce, chitarra
Patrizia Bovi: voce
Francesca Breschi: voce
Patrizia Nasini: voce

La Cantata è una forma prediletta dalla Marini per raccontare cantando fatti semplici e fatti memorabili, ciò che colpisce la pubblica opinione e ciò che rischia di essere dimenticato, la storia della gente di oggi.
Le voci di Patrizia Bovi, Francesca Breschi, Patrizia Nasini e Giovanna Marini riempiono la scena, mormorano ricordi lontani, gridano fatti del momento, lamentano le separazioni che segnano la vita di tutti, esultano sui momenti epici, esaltano storie lontane e dimenticate. Un lavoro storico e allo stesso tempo musicale.
L’uso delle voci, libere e senza l’ausilio di strumenti, ci riporta alle voci tutt’altro che anonime dei contadini cantori di se stessi e delle proprie vite, dei cantastorie, dei cantanti sinfonici. È un uso della voce libero che si riferisce sempre a stili precisi di momenti musicali indimenticabili.
Le voci libere cantano il lied, l’aria d’opera; sono la voce della mondina, della prefica, della contadina che segue la passione religiosa del Venerdì Santo intrecciandosi in una polifonia insieme classica e moderna, etnica e contemporanea.
Dal palcoscenico parte un filo denso di memoria che avvolge lo spettatore e lo conduce al ricordo, alla riflessione, alla commozione e al pensiero del presente.
Una Cantata di Ogni Giorno per renderlo indimenticabile!

Buongiorno e buonasera

Giovanna Marini: voce, chitarra
Patrizia Nasini: voce

Buongiorno e buonasera è una raccolta di canti, canti e racconti, di una vita intera passata in giro per l’Italia a cantare e ad ascoltare.
Prima cercavo le note, cercando le note ho trovato le persone.
Andavo in giro per cantare le cose mie, e insieme a queste anche i brani di canto di tradizione orale che mi capitava di trovare nei luoghi dove andavo a cantare. Le serate nel frantoio di Conversano, le serate in casa dei Chiriacò a Sternatia, in Salento e in Calabria, le domeniche pomeriggio a Diamante con i cantori della Confraternita dei sezionatori di cedro, a San Nicola Arcella, a Irsina, persi nella campagna che da poco era stata occupata dai contadini, che avevano preso pezzi di terra abbandonati nei latifondi sconfinati…. questi sono ricordi, ricordi bellissimi che dovevo assolutamente raccontare in qualche modo, e il modo più facile per me era cantando.
Dapprima da sola, poi sempre più cercando altre voci. Ma nei primi dieci anni in cui dovevo per forza raccontare e cantare da sola scrissi lunghe ballate, che piano piano si sono spezzate in tante canzoni. Ora si uniscono, questi vecchi racconti cantati, con quelli nuovi, perché non ho mai smesso di andare in giro, anzi, forse il ritmo delle mie peregrinazioni è aumentato, perché a me si sono uniti allievi diventati amici, perché la ricerca unisce, forma vincoli dati da emozioni e ricordi comuni, fortissimi.
Il mio concerto è questo: raccontare cantando e ricostruire una memoria che altrimenti si perde, un lungo filo continuo di cause ed effetti, che solo avendo vissuto i fatti può rimanere, per i nostri nipotini altrimenti rimane solo una serie di fatti senza connessione, destinati quindi a perdersi.
Patrizia Nasini si è unita a queste esperienze canore nel 1981.Sono ventidue anni che cantiamo insieme. Abbiamo vissuto insieme concerti emozionanti, momenti unici.
Si sente la vocalità straordinaria della Nasini che collabora con diversi compositori mettendo a loro disposizione tutta la sua tecnica, i suoi specialissimi registri, la sua acrobatica estensione. E’ più che un concerto per noi, sono novanta minuti di emozioni, gioia, e piacere straordinario. Lo sentiamo noi e, grazie a Dio, lo sente anche il pubblico.

Fogli Volanti

Giovanna Marini con il Coro e la Banda della Scuola di Musica di Testaccio

Le canzoni proposte nel concerto sono il frutto del recupero di brani della tradizione orale dell’Italia operaia e contadina dalla fine dell’Ottocento al Novecento inoltrato. In realtà le canzoni, anche se non editate, venivano scritte su foglietti, fogli volanti appunto, per ricordarne le parole e farle cantare ad altri.
Con questo concerto vorremmo che quei fogli continuassero a volare, a tramandare una storia tanto importante quanto a rischio di dimenticanza non solo per la tradizione operaia e contadina, ma per tutto il Paese.
Giovanna Marini (che ha ispirato l’opera, ha raccolto i brani e riordinato i materiali grezzi e ha preparato il coro), presenta i brani e fa lezione di storia durante il concerto, mettendo in risalto il messaggio morale, a fianco a quello politico, presente in tutti i testi e necessario più che mai in tempi così poveri di valori.
Silverio Cortesi ha scritto arrangiamenti sempre diversi, ma sempre calzanti senza mai prevaricare un materiale originariamente scarno e mai pensato per un grande organico strumentale, anche se – come suggerisce Giovanna Marini – alcuni temi musicali sembrano tratti dall’opera e sono stati scritti “alla maniera di” se non addirittura “da” qualche grande come Verdi o Beethoven.
La Banda della Scuola Popolare di Musica di Testaccio, tralasciati i ritmi latini e jazzistici per lei più abituali, si destreggia in questo repertorio con grande trasporto e la sua esecuzione diventa magistrale nel riproporre, insieme al Coro, il clima di grande manifestazione di massa (Figli dell’officina, Marsigliese del Lavoro) o di profondo dramma collettivo (Canto dei deportati).
I “Fogli Volanti” sono stati già proposti in concerto e durante uno di questi (Estate Romana 1995) è stata effettuata una registrazione contenuta in un CD attualmente in pubblicazione. In quella occasione la formazione si avvalse del contributo di rappresentanti delle associazioni che in Svizzera, in Francia, in Belgio portano il nome e si ispirano alla politica e alla didattica della Scuola Popolare di Musica di Testaccio: è un modo di fare l’Europa. Un più recente concerto eseguito nell’ambito della Seconda Settimana per la Cultura organizzata dal Ministero dei Beni e le Attività Culturali è stato registrato dalla Discoteca di Stato per tutelare la conservazione di un materiale a rischio di scomparsa.